LE SFIDE EDUCATIVE TRA INTERCULTURA E DISAGIO

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Il Multiculturalblog vuole presentare alcuni percorsi d’integrazione della Scuola Secondaria di I grado “Anna Frank”. Il blog si articola secondo due direttrici, che illustrano due casi di particolare rilevanza e che, a nostro parere, aprono la strada a nuove pratiche d’intervento scolastico.
Mappa del blog:
    Presentazione del nostro Istituto“Balilla Paganelli”, del contesto sociale in cui è inserito,delle problematiche, delle sfide e delle possibili soluzioni

Il Blog si divide in due aree, quella sull'interculturalità e quella sulla disabilità. All'interno dei Blog sotto riportati, vengono presentati progetti e protocolli attualmente in uso nel nostro Istituto, oppure in via di definizione e migliormento.
AREA INTERCULTURALITA'

AREA DISABILITA'

Vengono, infine, presentati due casi che si sono rivelati particolarmente impegnativi ed interessanti e che hanno portato ad un significativo ripensamento delle pratiche in uso e ad una eventuale loro ridefinizione.

IL CASO DI S.

IL CASO DI M.


UNO SCENARIO IN MOVIMENTO

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 Le trasformazioni della società in questi ultimi decenni rendono necessaria la scelta di criteri universalistici per strutturare gli interventi attuali e futuri. Diventano imprescindibili punti di riferimento come la Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia, approvata in sede ONU nel 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991 e il riconoscimento che l’istruzione è e deve essere sempre di più diritto di ogni bambino. Essa è un diritto che gli adulti devono assicurare a prescindere dalla cittadinanza, dalla posizione dei genitori, dalla presenza degli stessi sul nostro Territorio. Forti di queste considerazioni, dobbiamo allora individuare un modello italiano che rispetti alcune esigenze: esso non deve tralasciare, ma anzi tesaurizzare, le scelte e le azioni che hanno connotato la storia della scuola italiana; esso deve trasformare in “sistema” i punti di forza dell’esperienza italiana, cercando contemporaneamente di affrontare con pratiche nuove le debolezze della nostra Istituzione scolastica; esso deve individuare nuovi obiettivi attorno a cui strutturare le future proposte didattiche, educative e relazionali, perché abbiano senso nella quotidianità.
                                                                                                                                  
La presenza minori stranieri, in rapida crescita nel numero, obbliga a forti e importanti trasformazioni sociali, culturali e scolastiche. Le caratteristiche di questi mutamenti presentano rischi e opportunità e richiedono, contemporaneamente, che le scuole, di tutti gli ordini, trovino significati e strumenti in grado di intrecciare unicità personale, appartenenza, responsabilità societaria, condizione umana. La pedagogia, l’azione educativa, la pratica didattica devono allora orientarsi alla valorizzazione della persona e alla creazione di percorsi educativi fondati sulla unicità biografica e relazionale dello studente. La scelta del nostro Istituto, allora, è stata quella di adottare la prospettiva interculturale per tutti gli alunni a tutti i livelli, assumendo la diversità come paradigma dell’identità stessa della Scuola nel pluralismo per approdare alla costruzione di valori comuni.



L'ISTITUTO BALILLA PAGANELLI 
di Cinisello Balsamo
                                                     

L’Istituto “Balilla Paganelli” è situato nella periferia nord di Milano e comprende quattro plessi: il plesso di via Lincoln che ospita la Scuola Primaria e una sezione della Secondaria di I grado; i plessi di Via Sardegna con la Scuola dell’Infanzia e la scuola Primaria; il plesso di via Friuli dove sorge la Scuola Secondaria di I grado “Anna Frank”; la Scuola Primaria “Bauer” e la Scuola dell’Infanzia “Collodi”. I plessi di via Sardegna e via Friuli sorgono nel Quartiere Crocetta, mentre gli altri si sviluppano su un territorio molto differente da un punto di vista socio-economico.  Oggi nel quartiere Crocetta si incontrano famiglie con difficili storie di povertà o di difficoltà economica; non sono solo le famiglie straniere arrivate in Italia da Paesi lontani alla ricerca di una condizione di vita migliore, ma anche famiglie italiane che vivono in un contesto sociale e abitativo povero e degradato. In un quartiere così periferico, la Chiesa, la scuola e i centri sociali sono punti di aggregazione indispensabili; la scuola, in particolare, permette ai ragazzi di avere un punto di riferimento, un luogo in cui incontrarsi al di là dell’orario scolastico; la scuola educa e insegna, protegge, aiuta e informa, talvolta sfama e veste.

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I progetti attuati per far fronte agli obiettivi didattici, educativi e trasversali, procedono dai laboratori di I e II alfabetizzazione, passano attraverso il teatro, cui partecipano gli studenti, gli ex allievi e i ragazzi del CAG Icaro, e arrivano fino a corsi di alfabetizzazione e informatica per adulti italiani e stranieri. Alla base dell’esperienza scolastica dell’ Istituto Paganelli, in questo contesto, da anni ci sono realtà variegate, situazioni complesse, appartenenze multiple; c’è la condizione di ragazzi e ragazze che oscillano tra più esperienze culturali, storiche, geografiche, familiari. Sono studenti che hanno vissuto e continuano a sperimentare la realtà del  cominciamento, del principio; sono vite che, lasciato il Paese d’origine, s’inventano una nuova esistenza, cercando di far propri i modelli di vita altrui, inventandone di nuovi. Anche gli studenti nati in Italia da famiglie italiane, tuttavia, si trovano a provare un’esperienza sicuramente stimolante, quella dell’alterità; la conoscenza dell’altro passa attraverso diversi e significativi livelli: inizialmente, da bambini, nella scuola dell’infanzia, quando la vicinanza è istinto e gioco; con il passare del tempo ci si accorge della differenza, ma contemporaneamente interviene la consapevolezza che la diversità sfuma sempre più, lasciando spazio a diverse forme di fratellanza. Questa situazione così variegata e stimolante, ma anche difficile e complessa, necessita di interventi didattici flessibili e creativi, di strumenti che aprano il mondo agli studenti; computer, lavagne interattive, ebook, lettori dvd sono mezzi oramai indispensabili per una didattica che racconti agli studenti com’è la realtà, che insegni loro ad essere al passo con le nuove tecnologie, perché non siano sprovveduti, ma capaci di integrarsi e portare il proprio aiuto in un mondo che anche loro contribuiranno a costruire.


Come già detto la nostra scuola nasce e si sviluppa su un territorio vasto e variegato, quindi ogni plesso ha articolato interventi mirati per ciascun tipo di utenza. Col passare del tempo, tuttavia, la presenza degli stranieri si è fatta ovunque più numerosa sia alla secondaria di primo grado “Anna Frank” sia alla primaria “Sardegna”. Nel quartiere Crocetta, il numero di alunni immigrati rischia di diventare discriminante per le nuove iscrizioni scolastiche.


In  uno scenario complesso come quello appena descritto e in cui tutti i giorni si opera cercando di dar risposta a numerosi problemi che vanno ben oltre la didattica, diventa indispensabile fare il punto della situazione su quanto si vede ogni giorno e sulla definizione dei limiti o le possibilità del intervento educativo-didattico. Per procedere in questa direzione è utile non solo tesaurizzare le esperienze pregresse, ma anche riflettere in modo approfondito sulla letteratura a riguardo, per evitare di incorrere nella solitudine educativa o nel depotenziamento dell’intervento educativo. Ci rendiamo conto, infatti, che “la costruzione di un orizzonte comune è un processo troppo complesso” (P. Triani) per essere affidato solo agli sforzi di pochi insegnanti impegnati ad arginare continue emergenze. Il disagio e la multiculturalità necessitano un investimento importante da parte di tutto il sistema scuola, per ripensare l'efficacia dei modelli organizzativi fin qui attuati. Se si procederà valutando solo le singole necessità, i problemi relativi di ogni classe o le fatiche dei singoli insegnanti, non si farà altro che depotenziare ogni intervento di prevenzione al disagio.
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DAL DISAGIO AD UN NUOVO 
ORIZZONTE DI SENSO

 Il disagio non è necessariamente qualcosa di negativo, ma è una situazione che, per essere definita positivamente, deve trovare un'evoluzione verso un orizzonte di senso. "Non è più sufficiente che la scuola dia nozioni: è necessario che queste s'innestino in un terreno di convincimenti, atteggiamenti mentali corretti, capaci di determinare comportamenti coerenti in vista di:
· condizioni di vita anche psicologiche sane
· capacità di ascolto dei bisogni reali degli alunni
· condizioni che favoriscano l'apprendimento" (A. Gromi)
Secondo una prospettiva di "mancanza", il termine disagio si riferisce a problemi quali:
· la mancanza di senso: ovvero la mancanza di riferimenti unici, certi e tranquillizzanti sia per quanto riguarda i sapere che per quanto concerne i valori
· la mancanza di progettualità: mancando i riferimenti etico-religiosi del passato, o non essendocene più di univoci, sembra che ci si sia appiattiti sul "qui e ora", sull'esperienza immediata e spesso appagante, senza cercare o pensare più ad un progetto di più ampio respiro che dia senso a quanto facciamo quotidianamente.
· la mancanza di comunicazione e relazione: spesso i giovani sono appagati solo nei bisogni materiali, come se i loro bisogni fossero solo di ordine materiale e non spirituale o relazionale. E' il ritorno alla centralità affettiva e relazionale, tuttavia, che può creare un vero supporto contro il disagio, una centralità affettivo relazionale che deve essere costruita in primo luogo in famiglia e poi nei luoghi deputati all'incontro e allo scambio (scuola, centri di aggregazione). 
· mancanza di memoria: con questa espressione vogliamo indicare la capacità di far riferimento e affidamento alla propria esistenza storica, alla propria e a quella familiare. Il disagio spesso è da connettere allo smarrimento del ragazzo di fronte alla complessità sociale. Per questo è importante ripensare "momenti della memoria" o "luoghi della memoria" nei quali sia ricostruito e custodito il ricordo delle persone e degli elementi di riferimento valoriale utili per progettare un futuro di senso.
Tentando di dare una risposta a queste "mancanze", ai giovani si darà la possibilità di essere interlocutori attivi protagonisti del proprio presente e promotori del proprio futuro.

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La crisi adolescenziale, che può portare ad una condizione di disagio, è una crisi d'identità, derivante da una situazione di cambiamento, interna e relazionale, che il ragazzo vive durante l'adolescenza o in particolari momenti della propria vita. Il disagio subentra quando il ragazzo risponde alla difficoltà con comportamenti rigidi, invece di affrontare la situazione con flessibilità, modulazione e mediazione. E' tuttavia vero che spesso il giovane non ha a disposizione strumenti utili per capire quale sia la strategia giusta da seguire. E' a questo punto che dovrebbe intervenire la scuola, in quanto matrice e generatrice di interscambio e interazione, alla base del processo educativo.


SOLUZIONI E PROPOSTE PER LE NUOVE SFIDE

LA SCUOLA ANNA FRANK DI FRONTE AL DISAGIO:

Quanto sopra riportato è vero per tutti i giovani ed è sperimentato in tutte le scuole e da tutti gli insegnanti. Parlando, invece, più specificamente dell’ “Anna Frank”, è bene puntualizzare alcune singolarità della nostra scuola:
  • la scuola ha sempre affrontato la migrazione, prima quella dal Sud Italia, poi quella dall’estero, ora quella da Paesi in via di sviluppo, in particolare da zone con condizioni di vita davvero precarie e gravi
  • grazie alla propria esperienza, negli anni la scuola è riuscita ad attuare pratiche virtuose di integrazione, fino alla creazione di un vero e proprio PROTOCOLLO DI ACCOGLIENZA PER ALUNNI STRANIERI
  • il PROTOCOLLO viene aggiornato ogni anno, affinché sia sempre utile e adatto alle necessità e perché accompagni il cambiamento in atto anche nella conformazione dei flussi migratori
  • quest’anno, a.s. 2011/2012, la scuola si è trovata di fronte a nuovi inserimenti, che hanno rimesso in gioco il PROTOCOLLO PER ALUNNI STRANIERI e hanno obbligato gli insegnanti a creare altre soluzioni per fronteggiare le nuove necessità.
elenadistefano.ilcannocchiale.it




Di seguito, quindi, si riportano i due modelli d’intervento della scuola:
  • PROTOCOLLO D’ACCOGLIENZA PER ALUNNI STRANIERI; si è deciso, inoltre, di inserire lo studio di un caso, che ci ha fatto riflettere sui cambiamamenti in fatto di accoglienza e di pratiche d'insegnamento che la scuola deve affrontare, per rimanere al passo con i cambiamenti della società

  • Proposta di PROTOCOLLO D’ACCOGLIENZA PER ALUNNI STRANIERI DISABILI; queste soluzioni sono state pensate, lavorando nello specifico con un ragazzo straniero con disabilità grave. Dalle osservazioni, dalla pratica scolastica e dalla riflessione su quanto fatto finora, si sono approntate risposte speriamo valide non solo per il caso specifico, ma anche per eventuali casi futuri.